Visto che il web log è fatto di scrittore e commentatori, è ovvio che prima o poi questi si ritrovino reciprocamente influenzati. E' così che a volte il compilatore si sente in dovere di dire qualche cazzata. Iniziamo dunque lo sproloquio odierno:
Se nella sua fase iniziale questo blog era davvero un diario virtuale dove dimenavo i miei fatterelli personali condendoli con pittoreschi voli pindarici per il cielo, lentamente si è trasformato in un poco frequentato ritrovo di vuote dimostrazioni del mio frequentare un fottuto liceo classico.
Ora non travisate, dico "fottuto" solo per sembrare un pochettino più ribelle di quanto oggettivamente non sia. Ed anche il voli suddetti che sembro sminuire restano comunque una vera espressione del io essere, che apprezzo e condivido (non sono come quelli che solo per il gusto di trovarsi schifosi vanno a lamentarsi in giro e poi magari si suicidano e sporcano i marciapiedi di sangue): piuttosto mi derido in questo modo, che magari fa ridere anche a voi. Il punto è che nel criticare me stesso m'illudo d'individuare quelle stesse pecche comuni alla gioventù "merdosa" di turno stavolta. La gioventù è infatti sempre merdosa per chi ne parla in giro: in quanto diversa dalla precedente e diretta quindi verso mete imprevedibili (latrici di paure nuove, di cui la gente vuol fare a meno); in quanto rimante con "pericolosa" ed oggetto del perenne sospetto che i figli vogliano succedere ai padri anzitempo, non dando loro modo di completare le loro merdate (sono più anziane ed hanno diritto di prelazione, perDio!); in quanto, infine, bruttina da vivere per i giovani stessi, che spesso si sentono "schiacciati nelle buie prigioni del loro tempo" e questo genere di boiate qua. A questo punto potrei improvvisare un sonetto, che ve ne pare? Facciamo un bel sonetto sulla gioventù:
Ti dicon che la giovinezza è merdosa
Nei più riletti saggi e calcati palchi
Ma quando cadi tu oggetto sol ti stanchi
E rispondi, inoffensivo, in bassa prosa
Nelle nubì già stantie già vedi nuovo
Il mondo dell'obbedienza avventurosa
Al vecchio sentimento, ch'io stesso provo,
Gondolier della novità che t'è parsa
Fatale e necessaria: Pericolosa!
"Non sia permesso scostar l'inclito rovo
A codesta abietta selvaggina estrosa"
Dicon custodendo l'infinito falchi
Accuminati a forgiare faticosa
La strada di noi che riusciremo in pochi.
Alè, tanto per dimostrare la suddetta eredità sqolastica.
Qualcuno potrebbe leggere tra le rige sinora stese una marcata vena dissacrante prospettante un cinico pessimismo ed al contempo la sicurezza in un futuro radioso.
E come mai, vi chiederete, permane questa dualità di posizioni rispetto alla vita?
Una risposta sensata sarebbe che io sono un coglione maggiorenne da manco una settimana che non ha mai dovuto pagare una bolletta. Questo è il motivo principale, se lo avete pensato eravate nel giusto. Constatanto infatti un inevitabile declino generale, continuo a pesare, come il Candido, che quello che mi succede non può che essere il meglio del meglio possibile. Se qualcosa non mi va agisco per cambiarla, permettendomi poi di dare ad intendere che agendo in modo individuale faccio pure del bene agli altri.
In effetti quello che vi scrive è un convintone completamente illuso delle sue storielle. La sua formula ha sempre funzionato, per adesso. Non si sa se sia stato un semplice "culu cagau" (grossa fortuna, in italiano) oppure una effettiva efficacia dello stile menefreghista applicato. Quello che è certo è che lo scrivente poco fa aveva perfettamente in mente una frase sulla coerenza che ha prontamente dimenticato:
per questo mi riservo di lasciare la questione della coerenza in sospeso fino a che non mi ricordo cosa mazzo avevo deciso di scrivere, e concludo tosto il post senza ricontrollare neanche a razzo quanto ho buttato giù. Fiducioso spero di non incontrare un Vostro deluso lazzo.