Guardando il Cielo

Ciao ciao cielo, come stai lassù?

giovedì, febbraio 08, 2007

A voi

Siccome che sembra che ci ho molte cose da dire ma a me proprio non mi vengono ne la mente, allora si fa che voi mi inventate le domande ed io vedrete che rispondo.

Che adesso nei commenti mi intervistate e che nel prossimo posto ci faccio una cosa con le risposte, okke?

venerdì, gennaio 19, 2007

"Mi dispiace ma non puoi entrare"

E' iniziato un nuovo anno senza che io postasssi alcunchè. E questa, oramai, la costante del mio blog. Non so fingere come gli altri che vi sia ancora qualcosa da dire.

Le grandi opportunità della scrittura consistono nel semplice ripetere ciò che tutti sanno. Applicare poi ciò alle particolari situazioni contingenti. Pratica questa utilissima, dato che la gente ha sempre bisogno di venire richiamata sugli argomenti davvero interessanti (quelli che importano a me, in sostanza). Il problema è che sono incapace di tenere testa ai miei sogni con 10 dita e una tastiera.

Quello che, al solito, faccio adesso è lamentarmi come avete potuto vedere.
Pratica questa molto vana, finanche la più cara al genere umano. Si noti come è facile lamentarsi, e quanto piacevole ed appagante.

In qualunque situazione si vada verso un fallimento ci si potrà lamentare degli strumenti scadenti, degli avversari scorretti, della sfiga. A mio parere il piagnucolare ed il conseguente commento ristoratore dell'interlocutore sono ricercati perchè metodo più facile d'avvicinare la comprensione e l'apprezzamento altrui. Lo facciamo da così tanto tempo che siamo arrivati a parlare nei termini in cui scrivo io: "Quello lì non fa altro che lamentarsi". Ma addirittura, come nel mio caso: "Non faccio altro che lamentarmi! Uffa!"

Com'era prevedibile, dopo questa estate non sono più lo stesso. E arrivata la temuta disillusione ed ora mi trovo in questo stato penoso. Non so ridare forma a me stesso, la coerenza è diventata una cosa invidiabile. Va anche ammesso che questo è un bene: presto la terra morirà sotto i colpi implacabili del progresso, le culture occidentali poi, subiranno il collasso finale. Cose queste che penso da sempre, ma che vedevo abbastanza lontane. E' tempo di cambiarmi in vista di questo arduo ma stimolante futuro.

giovedì, dicembre 21, 2006

Città e Campagna, quaggiù.

Io abito proprio sulla trincea. Finita la mia strada inizia la campagna Selargina, con i suoi fanghi, gli alberi radi, le discariche abusive e le auto bruciate. Dalla parte opposta del paese inizia Viale Marconi. Si, è un Viale perchè porta in Città.
Selargius non è, come si dice, nè carne nè pesce. Passiamo ad una favolistica descrizione dei suoi abitanti le cui lacune sono tappate con la fantasia.
Ci sono i vecchi che abitano case campidanesi all'apparenza fatiscenti, ma che a mio parere reggeranno più di quelle in cemento armato. Ebbene, costoro sono dei veri paesani: vendono frutta dal portone di casa, intrecciano cestini, cazzeggiano in piazza, vendono vino dal portone di casa, vanno alla pro-loco a farsi una briscola. Il fatto che la frutta, le bottiglie vino, i loro polmoni siano pian piano abbracciati da una necrotica patina di smog non cambierà le loro abitudini, il megaschermo che si sono comprati alla pro-loco non cambia il modo di vivere la televisione: durante i mondiali erano partite di pallone, nei pomeriggi invernali sono telenovelle.
Ci sono poi i non pensionati. Dall'impiegato statale all'imprenditore. Questi ultimi meritano una menzione speciale. Per imprenditore intendo chi si guadagna qualche soldo al di fuori della dipendenza pubblica e quindi non solo impresari, geometri, artigiani e commercianti ma anche chi, per esempio, da insegnante della sqola pubica elargisce ripetizioni ai disastrati studenti d'oggi. Sono piuttosto indaffarati nelle loro occupazioni che non di rado li portano fuori dal territorio comunale, in città: si tratta di ibridi. Certo, alcuni lavorano soltanto quì vicino a casetta, ma ciò non cambia la loro sete di città. A casa loro si possono trovare tutti i più recenti ritrovati tecnologici, senza dimenticare nei casi più esasperati una Bmw, e se non possono permettersela un'Alfa Romeo. L'aspetto comico di queste persone è che li si può sorprendere a parlare come fossero ancora dei contadini legati alla terra quando invece si comportano peggio dei peggiori consumisti della terra (non dimentichiamoci che le discariche abusive hanno chi le rimpingua).
Da ultimo, vi sono i ragazzi. Una razza sorprendente i giovani di questo luogo. Della terra se ne sbattono, dai loro padri hanno ereditato solo l'accento ed i calchi linguistici dal dialetto. Vivono con la libertà dei ragazzi di paese: visto che genitori e nonni con loro si comportano secondo le solite abitudini, raggiunta una certa età i figli possono fare tutto quello che cazzo gli pare nel tempo libero e devono ubbidire come schiavi quando sono a casa. Questo solo in linea generale, naturalemente. Questa educazione non ha lasciato loro tantissimo, tanto che sono dei fantastici esempi di relativismo morale ed ideologico. Sono andati in chiesa per anni e per anni hanno bestemmiato, tanto per fare un esempio (questo era un esempio sulla religione, lo so, accontentatevi). Loro aspirano al divertimento che si può ottenere a Karalis, ovviamente. Come tante lucciole attratte dallo sbrilluccichio di quella che alla fine, diciamocelo, è una merda di città se si pensa al rapporto servizi/abitanti, si riversano in groppa a ruote motorizzate nei locali che illuninano i marciapiedi oltre Viale Marconi.

Questo post, chiaramente, non contiene alcunchè di quanto avevo pensato.
E' stato scritto perchè era passato troppo tempo dal precedente, a voi occuparvi del ludibrio.

lunedì, novembre 13, 2006

Un blog va diligentemente nutrito

Visto che il web log è fatto di scrittore e commentatori, è ovvio che prima o poi questi si ritrovino reciprocamente influenzati. E' così che a volte il compilatore si sente in dovere di dire qualche cazzata. Iniziamo dunque lo sproloquio odierno:
Se nella sua fase iniziale questo blog era davvero un diario virtuale dove dimenavo i miei fatterelli personali condendoli con pittoreschi voli pindarici per il cielo, lentamente si è trasformato in un poco frequentato ritrovo di vuote dimostrazioni del mio frequentare un fottuto liceo classico.
Ora non travisate, dico "fottuto" solo per sembrare un pochettino più ribelle di quanto oggettivamente non sia. Ed anche il voli suddetti che sembro sminuire restano comunque una vera espressione del io essere, che apprezzo e condivido (non sono come quelli che solo per il gusto di trovarsi schifosi vanno a lamentarsi in giro e poi magari si suicidano e sporcano i marciapiedi di sangue): piuttosto mi derido in questo modo, che magari fa ridere anche a voi. Il punto è che nel criticare me stesso m'illudo d'individuare quelle stesse pecche comuni alla gioventù "merdosa" di turno stavolta. La gioventù è infatti sempre merdosa per chi ne parla in giro: in quanto diversa dalla precedente e diretta quindi verso mete imprevedibili (latrici di paure nuove, di cui la gente vuol fare a meno); in quanto rimante con "pericolosa" ed oggetto del perenne sospetto che i figli vogliano succedere ai padri anzitempo, non dando loro modo di completare le loro merdate (sono più anziane ed hanno diritto di prelazione, perDio!); in quanto, infine, bruttina da vivere per i giovani stessi, che spesso si sentono "schiacciati nelle buie prigioni del loro tempo" e questo genere di boiate qua. A questo punto potrei improvvisare un sonetto, che ve ne pare? Facciamo un bel sonetto sulla gioventù:

Ti dicon che la giovinezza è merdosa
Nei più riletti saggi e calcati palchi
Ma quando cadi tu oggetto sol ti stanchi
E rispondi, inoffensivo, in bassa prosa

Nelle nubì già stantie già vedi nuovo
Il mondo dell'obbedienza avventurosa
Al vecchio sentimento, ch'io stesso provo,
Gondolier della novità che t'è parsa

Fatale e necessaria: Pericolosa!
"Non sia permesso scostar l'inclito rovo
A codesta abietta selvaggina estrosa"

Dicon custodendo l'infinito falchi
Accuminati a forgiare faticosa
La strada di noi che riusciremo in pochi.

Alè, tanto per dimostrare la suddetta eredità sqolastica.

Qualcuno potrebbe leggere tra le rige sinora stese una marcata vena dissacrante prospettante un cinico pessimismo ed al contempo la sicurezza in un futuro radioso.
E come mai, vi chiederete, permane questa dualità di posizioni rispetto alla vita?
Una risposta sensata sarebbe che io sono un coglione maggiorenne da manco una settimana che non ha mai dovuto pagare una bolletta. Questo è il motivo principale, se lo avete pensato eravate nel giusto. Constatanto infatti un inevitabile declino generale, continuo a pesare, come il Candido, che quello che mi succede non può che essere il meglio del meglio possibile. Se qualcosa non mi va agisco per cambiarla, permettendomi poi di dare ad intendere che agendo in modo individuale faccio pure del bene agli altri.
In effetti quello che vi scrive è un convintone completamente illuso delle sue storielle. La sua formula ha sempre funzionato, per adesso. Non si sa se sia stato un semplice "culu cagau" (grossa fortuna, in italiano) oppure una effettiva efficacia dello stile menefreghista applicato. Quello che è certo è che lo scrivente poco fa aveva perfettamente in mente una frase sulla coerenza che ha prontamente dimenticato:
per questo mi riservo di lasciare la questione della coerenza in sospeso fino a che non mi ricordo cosa mazzo avevo deciso di scrivere, e concludo tosto il post senza ricontrollare neanche a razzo quanto ho buttato giù. Fiducioso spero di non incontrare un Vostro deluso lazzo.

mercoledì, ottobre 18, 2006

Cara Madre

E' tramontato il sole sul tuo settimo mortiversario.
Di ritorno dalle dolci risate che strappo a questa città un po' grigia ma fragrante, i miei pensieri ti volano incontro, certi della meta nelle tua braccia costanti.
I ricordi che ho di te sono quelli di un bambino che chiedeva i suoi perchè al suo sole, sola contro il mondo da quercia imponente e viva. Ecco quello che mi desti: un tetto fiorito sulla testa e l'esemplare importanza di possedere se stessi, noi uomini vertiginanti sull'orlo dell'abisso che a nostra salvezza l'equilibrio soltanto abbiamo tra divino ed aberrante.

Volge il mondo al suo fiorire autunnale, desiderato come tomba dalla tua sete di forse calma pace nei colori, mio adorato nel maestoso imbrunire e rossastro nascere e morire.
Ho visto le tue foto, piccola bidduncola, da nato e consumato cittadino: e come sarà mai vero che il nostro cuore si soggetto allo stesso impero? E' l'anima che ci unisce da sempre in un legame che va oltre il sangue, la vita e la morte, due persone di epoche differenti capitate sulla terra per goderne una briciola di giorni.

Sarai felice di sapere, cara madre, che il sole sorge ancora su nuove generazioni e che le popolazioni della terra crescono e prolificano sguazzando felici in varia misura nei loro eterni errori. Vi son sempre i tiranni e i mentecatti, i presenti -nello spirito- ed i leziosi -nella loro carne marcescente-. Tutti assieme sugli stessi prati, mari e cieli, tutti uniti dalla stessa natura mortale. E mentre prendono i '70 della tua giovinezza la patina gialla della leggenda qui si compiono quasi i primi nuovi '10 di quel secolo inesistente, del quale non volesti varcar la soglia. La gente occidentale pensa sempre al passato con patetica nostalgia e ci vede la forza che gli sembra d'aver perso. In realtà l'uomo occidentale questa forza non la possiede da quando ha dimenticato di essere parte di tutto quanto esista nel caotico cosmo della creazione. Da quando ha reso Dio una persona, eroe solitario che risolve i problemi del mondo, ed il povero cittadino industrializzato, magari non troppo furbo dal punto di vista interpretativo, quando a domanda non sente risposta alcuna si mette dei dubbi o più semplicemente se ne sbatte le palle e torna davanti alla tivù. Più triste e disperato di prima, si cura con l'oblio.
Io non so, Fernanda, se dalle tue parti andasse così, ma ti vorrei rassicurare sul fatto che bene o male sopravvivo alle particolari burrasche dell'epoca nuova. La televisione bandita un tempo dalle nostre mura me la guardo, quei fumetti che mi sequestrasti lasciandoli alla cura delle intemperie li ho recuperati, riletti e centuplicati diverse volte. E grazie a loro che ho scoperto un nuovo panorama di redivivo ottimismo.

Questo di cui ho sparsamente detto è il mio stupido mondo, in cui crescerò ancora tante e tante volte prima di crepare. Non ci sono i valori forti che ti da la terra e l'aria del mattino quando la sveglia della campagna ti ricorda che le piante non crescono da sole, l'unicità dell'individuo viene spesso calpestata ai fini del profitto e mi sa che a questo punto mi dovrò trovare una cazzo di ragazza che proprio ne ho bisogno. In conclusione, come saprai, vorrei farti presente che se nell'occidente macilento le cose vanno un pochettino "a puttane", le concubine orientali si fanno avanti pretenziose, con la voglia d'affermarsi di chi vuol rivalsa dopo lungo silenzio. Come il Giappone della Grande Guerra, tutto il continente asiatico ribolle certo delle sue personali guerre, ma anche dell'identico intento di crescita e sviluppo, la sete di vivere bene quanto gli occidentali.
La mia speranza mai doma è che queste genti riportino ai poveretti quaggiù un poco del buon senso che, con tutta probabilità, si è andato a fare una vacanza da quelle parti. Forse è la fame a favorire la scoperta di se stessi e mi chiedo se faranno prima i McDonald's ad affogare i cinesi di grasso oppure costoro a risvegliare la sete di spiritualità in noi. La mia risposta congiunta alla mia speme è che sia l'ideale purezza che ingenuo vedo nei loro occhi sottili a vincere e per questo sogno di studiarne la lingua e la cultura e di farle mie.

Nella mia breve vita ho già trovato dei cari amici ed ancora mantengo i vecchi affetti, quella sorella che non smette mai d'amarti più pura d'un bambino quand'è alle soglie del sepolcro pure lei, quella nipote che tanto fu impressionata dalla tua personalità, questa famiglia che ancora credo un tuo bel dono.
Adesso ti lascio che c'è un film fantastico su rai tre, un po' allucinato ma molto interessante. Speriamo che blogger non faccia cazzate che ci ho messo un'ora e mezzo a scrivere questo po' po' di sproloqui.

lunedì, settembre 04, 2006

Goo Goo Blog

Rieccomi a voi, lettori amatissimi.
Vi siete rotti del post prevacanziero ed avete ragione: è antiestetico ed anacronistico.
Altro che vacanze, siamo alla soglia del signor Autunno e tra non molto sarà tempo di tornare a sqola per l'ultimo fatidico anno. Ho già cominciato a studiare ed a rimettermi in moto, era dunque tempo di aprire le porte della nuova stagione anche al mio piccolo blog.

Che dire, del mio stato attuale, della mie aspettative. Ho cambiato istituto andando incontro ad una scelta che si trascina dietro vaghi timori e velate speranze. Ad ogni modo mi sento di poter dire ancora una volta che "Qualunque cosa succeda, l'affronterò con un sorriso". E' di certo un sorriso meno puro ed ingenuo rispetto ai tempi che videro sorgere "Guardando il Cielo": avanza in me il lato oscuro della risata, quello folle e crudele. E l'attitudine al cinismo si rifà viva nella mia coscienza che viene così sanata dalle paludi della depressione al prezzo di un parziale recupero d'infantilismi di facciata e snaturamenti della mia persona.
Il mio ego ha sempre imposto una vita al servizio del prossimo. Egli ha invero necessità del dolce oblio provocato dalla mia stessa aura quando rendo la gente felice. Per un lungo periodo è stato un autentico spirito ottimista a spingere i miei passi: una vera fede nel bene. Ma l'ho persa, col tempo, senza tuttavia saper rinunciare alla mia condizione di grazia. Se la gente attorno non sta bene cerco d'aiutare, come prima. E dunque: "La compagnia, prima di tutto", ma mi mancano ormai l'armonia e da sempre la scintilla capace d'avvinghiare l'attenzione come pure la prace per alimentarla.
Mi restano solo mondi e mondi di fantasia inevasa. Questa mi permette di nutrire ancora il mio personaggio, ma permane una nota triste nascosta dallo scintillio della scena. E sarà così che nessuno la sentirà al di fuor di chi già sa e mi ha guardato negli anni passati.
Ma non temete, Elementale non è perduto! Quando la fede sopperisce al fato resta pure la ragione. E questa, grande amica, continua ad indicarmi la via "per il meglio". La mia vita sarà così e non nutro alcun dubbio: la strada è lunga ed intrigante e la meta ancora non si vede, per mia gran fortuna! Sarà certo breve questa malattia dell'animo che mi ha colpito. E soprattutto, qualunque cosa sia diventato, lo sono per viverci e conoscere ancora di più questo magico mondo.
[Sigla di chiusura, parte la musica di Guru Guru]

giovedì, luglio 27, 2006

Incoming Bedford

Manca ormai un manciata d'ore al Rendez Vous per il viaggio.
In un angolino, il masterizzatore macina la discografia dei Black Sabbath. Mio padre, invece, insiste che dovrei dormire. Io so già che non succederà mai, ma lui è decisissimo a scassare il cazzo. Scontento lui... Riesco quasi a figurarmi Bedford, la solita cittadina inglese. Il solito luogo di stoccaggio studenti stranieri (non vedeteci un'affermazione dispregiativa). Non ho però idea di cosa mi aspetterà dal punto di vista informatico. Riuscirò a tenervi informati di quanto accade? Voi interessatissimo pubblico? Non lo so, ma spero di si.
La valigia è ancora aperta ed il bagaglio a mano sfatto, ma quel che manca è davvero poco. Come al solito, dimenticherò qualcosa. Per cui non mi cruccio più di tanto e mi "godo" gli ultimi momenti di calura Cagliaritana. Non che mi aspetti chissà che freddo polare, in Inghilterra. Ma forse un po' di pioggia riesco a beccarmela.
In tutta sincerità, avrei termitato. Spero di risentirvi presto, in un modo o nell'altro.